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II domenica di Quaresima - La trasfigurazione PDF Stampa E-mail

trasfigurazione_di_cristo.jpgLa luce del giorno di Pasqua lievemente inizia ad intravedersi dall’angolo di visuale di questa seconda domenica di Quaresima. È domenica di luce quella che stiamo per celebrare proprio perché domenica di rivelazione. Per un attimo è la dimensione prettamente divina a prendere il sopravvento su quella eminentemente umana del Figlio di Dio. L’umano si eclissa a tutto vantaggio del divino.
Sembrerebbe un po’ fuori contesto tutto ciò rispetto a quanto visto in questo inizio di quaresima in termini di profonda austerità e di forte ricerca d’interiorità segnalataci dai brani della Parola di Dio proclamati in questi primi giorni. Eppure, a ben vedere, non è proprio così. All’interno della struttura liturgica, prevista da quest’anno C, è il tema  dell’alleanza quello che la liturgia odierna intende sottolineare. Lo fa all’interno della prima lettura, ma anche attraverso il brano evangelico sul quale focalizziamo la nostra attenzione. È la dimensione simbolica a calamitarla. Le tende, la nube, il monte, la vicinanza di Mosè ed Elia costruiscono una delle pagine più belle dei sinottici che, immersa nel contesto della preghiera proprio del terzo vangelo, ci permette di caratterizzare l’esperienza della trasfigurazione come esperienza rivolta ad alcuni, ma d’importanza capitale ai fini della riuscita del viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Si sta compiendo un esodo e questo sarà veramente tale solo se riuscirà a trovare in questo momento il catalizzatore di un intero cammino.
La dimensione orante non ha carattere accessorio, bensì fondante all’interno di tutto questo  discorso. Ancora una volta i prescelti si mostrano non all’altezza del compito loro affidato. Sono troppe le cose che appesantiscono i loro occhi e che ne rallentano il cammino. Vorrebbero fare tre tende e provare a blindare all’interno di questo spazio sacro il loro stare con Gesù. Sarà ben altro lo spazio entro il quale si consumerà l’incontro tra il Figlio ed il Padre. Quel giorno, ancora una volta, i canoni del sacro verranno capovolti. Avverrà tutto fuori e non dentro. Da qualche parte bisogna però provare ad entrare e la Parola chiama in causa la nube come il luogo entro il quale un incontro avviene. Una voce si ode e questa sembra porre un sigillo definitivo sulla messianicità dell’uomo Gesù di Nazareth. Non è un semplice uomo. Non è semplicemente un liberatore e nemmeno uno dei  tanti  profeti. C’è molto di più. C’è soprattutto qualcosa di sostanzialmente diverso in quest’uomo. La pesantezza dei nostri sguardi non riesce ancora a coglierlo. Bisogna provare a fare esperienza di trasfigurazione per provare ad entrare in questo mistero. Bisogna lasciare spazio allo Spirito. Il tempo della Quaresima d’altronde è proprio il tempo dello Spirito. È Lui che dobbiamo far lavorare in noi. È Lui che dall’aridità dei nostri quotidiani deserti ci conduce alle vette degli incontri più affascinanti; trasfiguranti. Si sale per poi ridiscendere. Si fa sosta, ma solo per riprendere con passo più spedito il cammino. Si ascolta per poi abbandonarsi all’azione dello Spirito. Si è oggi in pochi per poter essere domani in tanti. Si sta con Lui perché si capisca che lasciarlo vuol dire perdere molto di più di un semplice amico. E tutto questo va custodito nel silenzio.