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Sabato, 18 Marzo 2017 14:52

La nostra storia - Franca Sesti

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Si avvicina l’inizio dei festeggiamenti per il 150° compleanno della nostra bella associazione, storie di vita e di vite che si sono incontrate con l’AC e hanno lasciato una testimonianza luminosa, laici, sacerdoti assistenti, religiose e religiosi che hanno fatto dell’Azione Cattolica uno stile di vita e di apostolato. Piccole storie di santità quotidiana!

 

Questo mese abbiamo chiesto a Carmine Gelonese di raccontarci Franca Sesti (1945-2012), sorella di don Bruno Maggioni e moglie di Saverio Sesti. Franca è stata mamma e sposa, dirigente dell'Opera Sila (oggi ARSSA) ed ha svolto decine di incarichi di animazione ecclesiale. È stata Presidente diocesana di Azione Cattolica e segretaria della Consulta delle Aggregazioni Laicali.

 

«Sono entrato per la prima volta a Casa di Franca Sesti una sera del 1992, da fresco responsabile diocesano dei giovani di AC, con l’animo di chi venendo dalla periferia reggina pensava di arrivare nella “stanza dei bottoni” di una grande associazione. Mi ritrovai invece all’improvviso in una casa piena di libri, riviste, appunti e immagini, tra le quali mi colpirono subito le foto di due bambini ambrati, i figli di Saverio e Franca; e non potevo neanche immaginare quanto quel primo incontro sarebbe stato decisivo per la mia vita personale e la mia formazione umana e cristiana. Il ricordo di Franca Sesti non può prescindere dalla dimensione di quella casa e della sua famiglia, che così profondamente si saldava con la sua personalità e il suo apostolato. In quella casa, nelle interminabili riunioni di presidenza diocesana che si chiudevano sempre con una cena, ho imparato la dimensione di quella che il nostro Statuto avrebbe definito, solo nel 2004 “dedizione alla Chiesa diocesana”: una passione che Franca ci trasmetteva per la sua formazione nel Meic e in Ac, per la sua concretezza di donna del Nord felicemente trapiantata nello Stretto, per l’esperienza e il tratto umano della sua frequentazione con le personalità più salde e sensibili della Chiesa diocesana e nazionale, per la capacità di rendere leggero e familiare qualunque impegno, anche quelli per noi giovani più ostici da digerire… Da lei ho imparato quello stile associativo di accoglienza capace di svelarsi in tutti i momenti e gli ambiti della nostra presenza, dalla parrocchia al livello nazionale. 

 

Un aspetto molto importante della sua testimonianza è quello relativo all’apostolato laicale. Ci ha sempre sottolineato il carattere di “minoranza” della nostra esperienza associativa, anche in un momento in cui l’AC contava quasi 5.000 aderenti e un’idea di centralità nella pastorale ordinaria. Da qui la necessità di alzare l’asticella, allargare le frontiere, abbattere muri, non dare mai niente per scontato pur nella certezza della nostra fede e dell’identità ecclesiale; il tutto nella prospettiva, e direi quasi nell’obbligo, di dare da laici cristiani piena attuazione al Concilio con semplicità e costanza di pensiero e di azione. (a Franca credo Papa Francesco sarebbe piaciuto molto…). Una linea che la accomuna ad altri grandi testimoni della nostra Chiesa diocesana come don Lillo e don Farias.

 

Non posso, infine, tacere quanto l’esperienza di genitori adottivi di Franca e Saverio sia stata determinante per la nostra scelta familiare. Da loro abbiamo imparato l’”ordinarietà” di una scelta, troppo spesso presentata come residuale anche negli ambienti ecclesiali: da cristiani, siamo tutti figli adottivi, e la scelta dell’apertura alla vita dovrebbe essere per noi un fatto naturale, “normale”; una scelta da vivere con sobrietà, come hanno fatto Franca e Saverio, nei momenti più belli come in quelli più difficili».

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