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Vita di AC

Vita di AC (116)

Trecento giovani provenienti da quarantotto stati europei si sono confrontati a Strasburgo tra il 7 e il 12 luglio scorsi durante l’ENTER Youth Week, con l’obiettivo di rivedere il processo di implementazione della Raccomandazione ENTER! del Consiglio d’Europa sull’accesso dei giovani dei quartieri svantaggiati ai diritti sociali.

 
La collaborazione tra l’associazione APICE (Agenzia di Promozione Integrata per i Cittadini in Europa), tramite la sua presidente Alessandra Coppola, e l’Azione Cattolica diocesana, ha fatto si che a tale evento partecipasse anche una delegazione reggina, fornendo a noi, sei ragazze provenienti da alcune parrocchie dell’area metropolitana di Reggio, l’opportunità di partecipare attivamente a questo progetto: Monica Milana, Federica Nocera, Martina D’Agostino, Silvia Cotroneo, Maya Monorchio e Caterina Melito. Abbiamo quindi collaborato presso la sede istituzionale del Consiglio d’Europa per constatare come la Raccomandazione ENTER! sia messa in pratica nelle realtà locali e nazionali dei vari Paesi, affrontando tematiche che interessano tutti i giovani europei, come il cambiamento climatico, l’accoglienza, i discorsi d’odio, le discriminazioni di età, genere, orientamento sessuale e identità, cittadinanza, etnia, religione e credo, disabilità, lingua o luogo di appartenenza. Attraverso le attività proposte ci è stato possibile condividere idee e confrontarci sulle realtà di ciascuna delle nostre città. 

l culmine di questo progetto è stato rappresentato, giovedi 11 luglio, dalla riunione plenaria al Palais de l’Europe per formulare insieme il messaggio dei giovani proclamato nell’emiciclo dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, elaborato secondo tutte le necessità dell’età giovanile in Europa, riscontrate nelle giornate precedenti. 


Quest’esperienza è stata altamente formativa sotto diversi punti di vista. Abbiamo potuto vivere a pieno un ambiente interculturale, cimentandoci nell’utilizzo della lingua inglese per poterci relazionare con gli altri ragazzi. È stato possibile instaurare amicizie con giovani provenienti da tutta l’Europa, arricchendoci giorno dopo giorno grazie alle esperienze vissute insieme. Soprattutto, la partecipazione a questo evento ci ha consentito di capire quanto sia importante far parte di un’Europa unita nei valori e nelle idee: è necessario avere una mentalità aperta, capendo che le diversità dell’altro possono essere fonte di sviluppo per l’intera comunità.

Tutto ciò ha generato in noi maggiore sicurezza, facendoci scoprire meglio la bellezza del nostro Paese proprio grazie al confronto con culture e approcci diversi da quello tipicamente italiano.

Al tempo stesso, non abbiamo rinunciato a farci portavoce delle nostre specificità calabresi, mostrando il volto di un popolo antico e accogliente, che vuole cambiare e migliorarsi, nella consapevolezza che ciò potrà avvenire solo guardando all’Europa.

Fonte: L'Avvenire di Calabria

Giovedì, 13 Giugno 2019 23:00

Per il nostro caro don Lillo

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Per il nostro caro don Lillo, perché la sua vita di sacerdote santo, innamorato della Chiesa e della sua umanità, continui ad esserci di esempio e guida. Gli affidiamo la sua cara Azione Cattolica che ha sempre guidato con amore di padre, investendo instancabilmente sui laici, accompagnando in maniera feconda migliaia di giovani, adulti e famiglie, incarnando la novità del Concilio e insegnandoci a  contemplare il Mistero nel quotidiano. Preghiamo

Giovedì, 18 Aprile 2019 16:46

Pasqua 2019 - Gli auguri della Presidenza Diocesana

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Il cammino silenzioso ed operoso di questi giorni ci conduce prima ai piedi della Croce e poi fino ad un sepolcro vuoto, ci consente di contemplare l’incredibile dono di un Dio-uomo che trasforma anche la ferita più profonda in via di salvezza e di resurrezione.
 
Siano giorni di preghiera, di riflessione, di purificazione e di crescita nella fede anche per tutta l'AC, chiamata, insieme a tutta la comunità cristiana, a offrire le proprie povertà e fragilità perché il Signore della vita le trasformi in grazia.
 
Che sia, soprattutto, una Pasqua di pace, come quella implorata in ginocchio, pochi giorni fa, da papa Francesco, che ci ha ricordato come «per noi cristiani, la pace è possibile perché sappiamo che Cristo è risorto e ha vinto il male con il bene, ha assicurato ai suoi discepoli la vittoria della pace su quei complici della guerra che sono la superbia, l'avarizia, la brama di potere, l'interesse egoistico, la menzogna e l'ipocrisia».
 
Per questo, impegniamoci affinché la pace trovi sempre spazio nella nostra quotidianità, fiduciosi che l’amore di Dio può trasformare la nostra vita.
 
La Presidenza diocesana, augura a ciascuno di voi, alle vostre famiglie e alle vostre associazioni parrocchiali una santa Pasqua.
Sabato, 26 Gennaio 2019 14:42

Maria Mariotti è tornata alla Casa del Padre

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La notizia della morte di Maria Mariotti lascia un immenso vuoto nel laicato cattolico reggino e nell’Azione Cattolica in modo particolare.

 

La prof.ssa Mariotti è stata, per oltre un secolo, testimone e studiosa della storia locale civile e religiosa.

 

Dopo l’impegno sindacale, politico  nella prima amministrazione comunale democratica, candidata alla Costituente, poi promotrice del CIF e delle opere sociali cattoliche, ha dedicato la sua ricca e feconda esistenza all’educazione nelle scuole pubbliche, nella ricerca storica sulla Chiesa Calabrese. Attraverso le vicende delle donne  e delle grandi Associazioni  del movimento cattolico come l’AC , FUCI, MEIC, ha contribuito a conservare e documentare la memoria collettiva con la promozione di biblioteche, archivi, beni culturali, non solo per gli specialisti ma per la crescita e la speranza delle nuove generazioni.

 

Da Presidente della Deputazione di Storia Patria o negli Organismi  ecclesiali del rinnovamento  del Concilio, ha sempre favorito il dialogo tra laici e cattolici, tra le culture e correnti religiose e teologiche, promuovendo l’ecumenismo tra i cristiani e la convivenza tra le  religioni, l’accoglienza degli immigrati, senza trascurare i poveri e i disabili, come ricorda il Centro di riabilitazione Tripepi Mariotti dedicato alla Madre.

 

Con il suo impegno sociale, culturale, ecclesiale ha formato tante generazioni di giovani. È stata per la nostra diocesi un esempio di coerenza e di servizio nascosto e diuturno.


Per noi laici di AC un esempio di generosità missionaria e di fedeltà alla Chiesa.

La Presidenza diocesana

Carissimi amici dell’AC di Reggio Calabria,

 

uniti a voi nella preghiera, esprimiamo profondo dolore per il lutto che ha colpito la vostra e la nostra “famiglia” con il ritorno al Padre di Maria, che resterà sempre nei cuori di tutti coloro che hanno avuto la gioia di conoscerla, apprezzarla, amarla.

 

Ricordiamo con profonda gratitudine la sua grande testimonianza umana ed ecclesiale, l’intelligenza acuta e pensosa, lo spirito di servizio, il forte senso di responsabilità, l’attenzione agli altri, la spiritualità laicale, che nasceva da un ascolto attento della Parola e dalla volontà di dare concretezza al Concilio. Il suo è stato un impegno fecondo e ricco, vissuto sia nella Chiesa, che tanto ha amato, sia nell’Azione Cattolica, nella Fuci, nel Meic, in cui si è formata e ha formato. Un impegno manifestato, però, anche a livello culturale e sociale. Non possiamo dimenticare che fu illuminata docente e competente e appassionata storica e, tra l’altro, prima donna a essere eletta consigliere comunale a Reggio nel dopoguerra. Pur nel suo essere aperta al mondo, o forse proprio per questo, ha infatti sempre amato appassionatamente la propria terra e si è spesa per contribuire alla sua crescita.

 

Nel ringraziare il Signore per averci “regalato” Maria per così tanto tempo, preghiamo perché sia concesso a voi tutti il dono della serenità e della speranza nel Dio della vita, certi che a Maria sarà data la gioia dell’incontro con il Signore, che la accoglierà tra le sue braccia ricompensandola per una esistenza vissuta sempre nella fede.

 

Gli amici della Presidenza nazionale dell’Azione cattolica italiana

Lunedì, 03 Dicembre 2018 18:37

“Generatori…oltre le sbarre”

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“Generatori” è il tema del percorso “oltre le sbarre” promosso dall’Azione Cattolica diocesana con la guida dell’assistente del Settore adulti don Antonello Foderaro e del Cappellano del carcere padre Carlo Cuccomarino Protopapa, che prenderà avvio a dicembre presso l’istituto penitenziario di Arghillà.


L’obiettivo è quello di promuovere occasioni di crescita e riflessione per generare relazioni che possano diventare terreno fertile per un positivo reinserimento sociale. Un tempo che chiama a diventare adulti capaci di trovare una sintesi fra la dimensione contemplativa e la necessità di essere protagonisti attivi del momento storico che si abita. Icona biblica di riferimento quella di Marta e Maria.


L’incontro tra adulti di AC, formati alla realtà detentiva, e i detenuti è un momento di crescita reciproca e confronto da persona a persona “senza le sbarre” per incontrare l’umanità e, da essa, attivare risorse per fronteggiare la vita e i propri ruoli sociali con responsabilità ed impegno.


Cinque tappe, cinque verbi (accogliere, ascoltare, discernere, precedere nell’amore, accompagnare la vita) per generare e per trovare modi nuovi di vedersi e di vedere.

 

Francesca Chirico, vice presidente diocesana del settore Adulti

Venerdì, 09 Novembre 2018 22:25

Pacchetto Adesione 2018

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Anche quest’anno l’Area Comunicazione e Promozione mette a disposizione un “pacchetto” di idee, di spunti di riflessione per vivere al meglio il tempo dell’Adesione in parrocchia.


Abbiamo pensato ad alcuni strumenti semplici per “riaccendere i motori” della vita associativa e per garantirci carburante a sufficienza per tutto il viaggio che preparerà e ci condurrà alla festa dell’Adesione.


Il pacchetto nasce prendendo spunto dalle proposte del centro nazionale da arricchire con l’esperienza, la fantasia e la creatività di ciascuna AC parrocchiale.


 


Scarica i singoli allegati in calce a questo articolo o il pacchetto completo dall'area download.


Lunedì, 22 Ottobre 2018 20:17

Laggiù in terra di Giuda

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Non sarà facile raccontare quanto successo laggiù in terra di Giuda.

Non è mai facile raccontare la gratitudine che ricolma il cuore di gioia vera. Perché è proprio vero, “al veder la stella” si prova davvero una grande gioia, lo dice il Vangelo, lo dice la vita che incontra altra vita, lì a Betlemme, dove l’Amore più grande ha deciso di farsi bambino.

E Betlemme, con le sue colline bianche chiazzate di verde, strade essenziali ed aride, piene di percorsi in salita, ancora oggi, è la città delle grotte. Grotte che un tempo riparavano dal freddo pastori e bestiame, grotte che accoglievano chi non trovava posto per nascere, grotte che oggi sono case che accolgono chi ancora non avrebbe altro posto, in questo mondo che continua ad abbandonare e lasciarti da solo.

L’Hogar, Niňo de Diòs, è una struttura a pochi passi dalla Basilica della Natività, luogo di culto dove oltre duemila anni fa sorgeva “La grotta”, quella in cui il Figlio di Dio nasce e viene avvolto in fasce e posto in una mangiatoia proprio lì a fianco. L’Hogar è oggi una “grotta speciale”, una casa che ospita trentadue persone, tra bambini e ragazze con disabilità psicofisiche, quasi tutte abbandonate dalle loro famiglie di origine, perché lì a Betlemme, la disabilità è ancora considerata sciagura e maledizione di Dio e pertanto il tasso di abbandono già in ospedale è elevatissimo.

La casa, gestita da una congregazione delle figlie del Verbo Incarnato, ogni mese apre le proprie porte a un gruppo di volontari individuati all’interno di un progetto promosso dall’Azione Cattolica nazionale: “ Al veder la stella”. Nei primi giorni di ottobre, mentre in Italia si aprono i lavori del sinodo dei giovani, anche io parto verso Betlemme, attirata dal desiderio di vivere giorni di servizio, silenzio, preghiera e discernimento, alla scuola dei più poveri. Insieme a me condividono questa esperienza, Sergio e Filippo, compagni di viaggio con storie differenti.

E se Betlemme ha strade nettamente in salita anche questa esperienza parte proprio così, nella fatica di un cammino ripido ed in salita. L’ingresso in casa, accolto da un silenzio tagliente e qualche abbraccio che ti fa sentire inadatto e fuori posto, e i primi giorni  che trascorrono proprio così con questo senso di inadeguatezza, a volte accompagnato dal “disgusto”, consegnato a chi a sua volta si consegna a te con piena fiducia.

E ti senti anche tu dentro un presepe, in viaggio, verso una meta. E ne senti tutta la fatica. È in quegli sguardi accoglienti che qualcosa cambia di nuovo. L’Hogar, pur nella fatica di giorni vissuti intensamente, si tinge di colore e inizia ad essere gioco, coccole, carezze, braccia che cullano, aeroplanini per mangiare,canzoncine, baci della buonanotte e ninna nanne da improvvisare in una lingua inventata.

Ma alle ninna nanne non servono le parole, così come per i segni, così come per quel segno annunciato dall’ angelo, “troverete un bambino adagiato in una mangiatoia”. E l’Hogar è mangiatoria per questi bimbi, accolti da giovani donne che hanno consacrato a Dio tutta la loro vita, donne che avvolgono, nutrono e custodiscono la vita. Sono esse donne consacrate che danno tutto, danno loro stesse, donano il loro amore di madre, e sanno nutrire e custodire la vita. E comprendi finalmente in fondo il senso di una vita totalmente donata.

Ecco allora il segno: l’Amore che ancora oggi copre tutto anche il dolore, l’amore che si fa concretezza nella vita che si dona all’altro. L’altro che si fa vicino a te, con tenerezza di bimbo, che non fa più così paura, mentre risuonano chiare nella tua mente quelle parole che furono del Santo poverello di Assisi,“ ciò che prima mi parve amaro mi fu convertito in dolcezza di anima e corpo”- diceva così quando parlava dei lebbrosi che tanto gli facevano orrore.

Comprendi quale sia quella “ parte migliore da scegliere” e che non ti viene tolta: la vita che in ogni cosa si lascia abitare da Dio, dalla Sua presenza e dalla Sua parola. E così “ al veder la stella” anche noi torniamo a casa pieni di gioia, con sguardo ricalibrato, semplice e semplificato.

La gioia di chi riconosce quanto in Dio davvero sia tutto possibile, la gioia  di chi riconosce l’Amore e lo vede vincere … perché anche noi lì a Betlemme, lì nella “casa del pane”, abbiamo visto l’Amore vincere!


Maria Fedele

Martedì, 09 Ottobre 2018 18:32

Formazione unitaria 24 settembre 2018

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Settembre è per tutti tempo di ripartenza dopo la pausa estiva: ripartono l’anno pastorale, l’anno accademico delle università, l’anno scolastico e, con essi, anche i cammini delle associazioni laicali che animano la vita della Chiesa diocesana di Reggio-Bova. L’Azione Cattolica ha ripreso il proprio percorso unitario di formazione, rivolto agli educatori ed animatori di tutte le fasce di età (adulti, giovani, giovanissimi ed ACR) lunedì 24 settembre scorso, presso l’auditorium “Nicola Calipari” nel complesso del Consiglio Regionale di via Cardinale Portanova. L’incontro, incentrato sul tema associativo annuale “Di una cosa sola c’è bisogno”, tratto dal brano del Vangelo secondo Luca che narra della cena di Gesù a Betania in casa di Marta e Maria, ha avuto inizio con la preghiera presieduta da don Pasqualino Catanese, assistente unitario diocesano, culminata nella lettura di un brano tratto dal n. 262 dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, nel quale Papa Francesco mostra l’inscindibilità tra un forte impegno sociale e missionario e una spiritualità capace di trasformare il cuore, per cristiani che siano “evangelizzatori che pregano e lavorano”. Questo fondamentale equilibrio, ha aggiunto don Catanese, è già incarnato, da sempre, nella preghiera del Padre Nostro, che, dopo l’innalzamento mistico verso il Cielo, pone l’attenzione sul cammino da percorrere assieme ai fratelli. Sulla base della preghiera che Gesù stesso ha insegnato, ha concluso l’assistente, ciascuno è chiamato a ripensare il proprio modo di vivere, senza trascurare né il continuo affidamento filiale al Padre, né i bisogni del territorio e le necessità dei fratelli.

Il presidente diocesano Giandomenico Chirico ha quindi introdotto il nuovo anno associativo, partendo dal ringraziamento alle equipe del centro diocesano per i campi svoltisi nell’ultima estate 2018 ad Assisi, a Cucullaro ed in Salento, nonché ai nuovi membri delle equipe stesse per la disponibilità al servizio dimostrata all’associazione. Il mandato per il nuovo anno, ha affermato il presidente, deve consistere in un esercizio di discernimento che parta già dai consigli parrocchiali, per riproporre i medesimi valori dell'associazione in maniera aggiornata, coinvolgente e significativa per la vita delle persone, declinando attivamente il verbo caratterizzante dell'anno, generare, che significa, essenzialmente, dare la vita. Ripartire dall'essenziale, ha soggiunto, significa riscoprire il trinomio preghiera, azione, sacrificio, che da sempre contraddistingue lo spirito dell’AC. La preghiera e l'adorazione devono occuparne il tempo migliore e l'educatore, in particolare, deve pregare quotidianamente e comunitariamente. Per questo è sempre più indispensabile prendersi cura della vita spirituale degli educatori, senza far mai dimenticare loro che essere educatori è sacrificante, perché l'impegno alto cui si è chiamati rende sacro il tempo offerto, che va misurato non in base alla quantità di ore trascorsa nel servizio, ma nella quantità di cuore donato. Per questo motivo, il presidente ha esortato le associazioni parrocchiali a non scegliere mai un educatore partendo dalle necessità dei singoli gruppi, per riempire buchi, ma ascoltando le esigenze della persona chiamata, nella quale si vede una vocazione autentica al servizio educativo. Un impegno speciale e rinnovato deve essere riposto, poi, nella crescita di forti e sani gruppi Giovani e Adulti, che sono la migliore garanzia per i ragazzi dell’ACR, i Giovanissimi e l'associazione nel suo complesso. La terza parola del trinomio, azione, invita a non stare mai stare fermi, ad essere attivi, secondo l'insegnamento di Papa Francesco, da ultimo ripetuto alla Festa per i 150 dell’AC in piazza San Pietro il 30 aprile 2017. La vita dell’AC diocesana e delle associazioni parrocchiali nel nuovo anno associativo 2018-2019 deve, quindi, svilupparsi secondo due direttrici principali. La prima è data dalla comunione, che costituisce il principale obiettivo pastorale diocesano già dello scorso anno: l'AC non può non essere generatrice di comunione sin dalle parrocchie, seguendo un preciso ordine gerarchico e valoriale, per cui prima viene la Chiesa, poi l'AC, poi il singolo gruppo, che con tutta l'AC è a servizio della Chiesa. Allo stesso modo bisogna coinvolgere operosamente i parroci assistenti, che devono essere sempre presenti nei consigli. La seconda direttrice è costituita dalla popolarità, che significa oggi, con le parole del Presidente nazionale Matteo Truffelli, “generare orizzonti inclusivi e non confini limitati”: “guai a quell'associazione che decide chi sta dentro e chi sta fuori!” ha sottolineato il presidente diocesano, ricordando quali  siano i pericoli attuali che rischiano di compromettere la natura aperta e inclusiva dell’associazione, in particolare le “crociate mediatiche che poco hanno a che vedere con gli insegnamenti di Cristo, le urla e i post sui social media accattivanti che sovrastano la mitezza dell'annuncio”. Per questo, ha aggiunto, è necessario porre grande attenzione nell'uso dei social network, soprattutto da parte degli educatori. Bisogna credere davvero che la responsabilità che l’educatore e il socio di AC in genere si assume cambia il mondo, perché cambia la vita delle persone, a partire dalla propria. Ha quindi concluso augurando a tutta l’associazione diocesana di sentire, al tempo stesso, l'urgenza di agire di Marta e l'attrazione verso la Parola di Maria.

Sono stati allora introdotti i due ospiti della serata, i coniugi Daniele Fortuna e Annaelisa Infortuna, rispettivamente docente presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Reggio Calabria e pedagoga, che hanno tenuto la lectio sul Vangelo dell'anno. Annaelisa Infortuna ha presentato la figura di Marta, comparando i tre brani deli Vangeli in cui ella è citata (Lc 10,38-42; Gv 11; Gv 12,1-2) e rimarcando subito come il brano di Luca presenti Marta come padrona di casa, non il fratello Lazzaro: fu lei, infatti, che "accolse Gesù nella sua casa" e sono diversi i riferimenti nella Bibbia a donne padrone di casa che accolgono gli ospiti. Ciò mostra un’importanza del ruolo della donna nella società giudaica superiore a quanto comunemente si ritiene. L’accoglienza di Marta, rimarca Annaelisa, è grande e generosa, quasi sproporzionata, come fece Abramo con i tre sconosciuti alle querce di Mamre. Al tempo stesso, la donna è capace di pronunciare verso Gesù parole quasi irruente: invece di rivolgersi alla sorella, che intende rimproverare, si rivolge a Cristo, autorità superiore, come per intimargli cosa fare, come già avevano fatto con Lui la donna straniera in Fenicia e Maria sua madre alle nozze di Cana: è il segno di un bisogno espresso verso Gesù, in modo anche duro, diretto. Le parole di Cristo che seguono nel brano, però, fanno capire che non si può agire e pensare come se tutto dipendesse da noi, dalle nostre forze e dalla nostra volontà. Tuttavia, nel Vangelo secondo Giovanni, precisamente al capitolo 11, dove si parla della risurrezione di Lazzaro, Marta non solo va incontro a Gesù appena Egli arriva, ma sostiene con Lui un discorso sulla resurrezione di taglio davvero teologico, per poi esprimere la stessa professione di fede che già aveva pronunciato Pietro in Galilea. Nel brano tratto dal capitolo successivo di Giovanni, quando sente bisogno di casa Gesù torna a Betania prima della Pasqua ed a servirlo c’è sempre lei, Marta. Annaelisa ha riassunto, quindi, la figura di Marta, donna accogliente e dalla fede profonda, solo apparentemente assorbita dalle cose di questo mondo, con una suggestiva immagine: “le mura della casa sono flessibili: esse si allargano e si stringono quanto si allarga e si stringe il cuore della donna padrona di casa". Daniele Fortuna ha quindi analizzato la figura della sorella Maria, che non serve, ma semplicemente sta seduta ad ascoltare Gesù. I suoi verbi sono, quindi, sedere, ascoltare, scegliere. Sedersi ai piedi di Gesù è l'atteggiamento tipico del discepolo, nota Daniele Fortuna, ma normalmente i rabbi avevano solo discepoli, non discepole: la vicinanza di Maria al Maestro denota, allora, una scelta molto coraggiosa e innovativa di Gesù. Diversamente dagli altri discepoli, Maria non viene scelta, ma è lei stessa a scegliere il Maestro. Il centro della vita del discepolo e di tutta la fede di Israele è l'ascolto: Maria sembra passiva, ma la sua passività è la più grande azione della storia, perché quando si ascolta Dio, Lui trasforma la vita. Per questo Gesù dice che lei si è scelta "la parte migliore": si tratta, in realtà, di un termine tecnico, che indica nella Bibbia la parte dei Leviti, che non ricevettero un territorio, diversamente dalle altre tribù, ma fu donato loro il servizio al Tempio, al Signore. La lettura di questo brano, ha osservato, mostra la necessità e la ricchezza della lettura biblica da parte di teologhe donne, di cui si si è accorti solo in anni recenti, così come dell’importanza della donna in tutta la vita della Chiesa e in tutta la sua storia. In conclusione, l’unità dell'amore di Dio si raggiunge nell’unione nei due ministeri dell'ascolto della Parola e del servizio, cosicchè compito del cristiano non è altro che mettere insieme l'amore di Dio e l'amore del prossimo nell'unica obbedienza al Suo comandamento.

 

Giorgio Cotroneo

 

Mercoledì, 03 Ottobre 2018 09:59

don Nino Ventura nuovo assistente MSAC

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Accogliamo con gioia don Antonino Ventura come nuovo Assistente diocesano del Movimento Studenti di Azione Cattolica. Grati per la sua nomina, gli auguriamo di poter scrivere con l’associazione tutta e, in particolare, con gli studenti di AC, tante e significative pagine di impegno pastorale e missionario.
A don Nino Iannò, che ha camminato con noi in questi anni, va il nostro grazie di cuore per l’amicizia, la cura, l’impegno e l’incoraggiamento che ha sempre donato ai nostri msacchini!
Domenica, 23 Settembre 2018 22:03

Auguri don Tonino!

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È con tanto affetto che rivolgiamo a don Tonino Sgro, assistente diocesano del settore Giovani, i nostri più cari auguri per la sua nuova missione pastorale presso la parrocchia di S. Domenico in Reggio Calabria. Che il Signore continui a guidare i suoi passi affinchè come il Buon Pastore si prenda cura della gente a lui affidata, cerchi chi è lontano, ami tutti dello stesso Amore con cui ama il Padre!

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