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Vita di AC

Vita di AC (111)

Lunedì, 03 Dicembre 2018 18:37

“Generatori…oltre le sbarre”

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“Generatori” è il tema del percorso “oltre le sbarre” promosso dall’Azione Cattolica diocesana con la guida dell’assistente del Settore adulti don Antonello Foderaro e del Cappellano del carcere padre Carlo Cuccomarino Protopapa, che prenderà avvio a dicembre presso l’istituto penitenziario di Arghillà.


L’obiettivo è quello di promuovere occasioni di crescita e riflessione per generare relazioni che possano diventare terreno fertile per un positivo reinserimento sociale. Un tempo che chiama a diventare adulti capaci di trovare una sintesi fra la dimensione contemplativa e la necessità di essere protagonisti attivi del momento storico che si abita. Icona biblica di riferimento quella di Marta e Maria.


L’incontro tra adulti di AC, formati alla realtà detentiva, e i detenuti è un momento di crescita reciproca e confronto da persona a persona “senza le sbarre” per incontrare l’umanità e, da essa, attivare risorse per fronteggiare la vita e i propri ruoli sociali con responsabilità ed impegno.


Cinque tappe, cinque verbi (accogliere, ascoltare, discernere, precedere nell’amore, accompagnare la vita) per generare e per trovare modi nuovi di vedersi e di vedere.

 

Francesca Chirico, vice presidente diocesana del settore Adulti

Venerdì, 09 Novembre 2018 22:25

Pacchetto Adesione 2018

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Anche quest’anno l’Area Comunicazione e Promozione mette a disposizione un “pacchetto” di idee, di spunti di riflessione per vivere al meglio il tempo dell’Adesione in parrocchia.


Abbiamo pensato ad alcuni strumenti semplici per “riaccendere i motori” della vita associativa e per garantirci carburante a sufficienza per tutto il viaggio che preparerà e ci condurrà alla festa dell’Adesione.


Il pacchetto nasce prendendo spunto dalle proposte del centro nazionale da arricchire con l’esperienza, la fantasia e la creatività di ciascuna AC parrocchiale.


 


Scarica i singoli allegati in calce a questo articolo o il pacchetto completo dall'area download.


Lunedì, 22 Ottobre 2018 20:17

Laggiù in terra di Giuda

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Non sarà facile raccontare quanto successo laggiù in terra di Giuda.

Non è mai facile raccontare la gratitudine che ricolma il cuore di gioia vera. Perché è proprio vero, “al veder la stella” si prova davvero una grande gioia, lo dice il Vangelo, lo dice la vita che incontra altra vita, lì a Betlemme, dove l’Amore più grande ha deciso di farsi bambino.

E Betlemme, con le sue colline bianche chiazzate di verde, strade essenziali ed aride, piene di percorsi in salita, ancora oggi, è la città delle grotte. Grotte che un tempo riparavano dal freddo pastori e bestiame, grotte che accoglievano chi non trovava posto per nascere, grotte che oggi sono case che accolgono chi ancora non avrebbe altro posto, in questo mondo che continua ad abbandonare e lasciarti da solo.

L’Hogar, Niňo de Diòs, è una struttura a pochi passi dalla Basilica della Natività, luogo di culto dove oltre duemila anni fa sorgeva “La grotta”, quella in cui il Figlio di Dio nasce e viene avvolto in fasce e posto in una mangiatoia proprio lì a fianco. L’Hogar è oggi una “grotta speciale”, una casa che ospita trentadue persone, tra bambini e ragazze con disabilità psicofisiche, quasi tutte abbandonate dalle loro famiglie di origine, perché lì a Betlemme, la disabilità è ancora considerata sciagura e maledizione di Dio e pertanto il tasso di abbandono già in ospedale è elevatissimo.

La casa, gestita da una congregazione delle figlie del Verbo Incarnato, ogni mese apre le proprie porte a un gruppo di volontari individuati all’interno di un progetto promosso dall’Azione Cattolica nazionale: “ Al veder la stella”. Nei primi giorni di ottobre, mentre in Italia si aprono i lavori del sinodo dei giovani, anche io parto verso Betlemme, attirata dal desiderio di vivere giorni di servizio, silenzio, preghiera e discernimento, alla scuola dei più poveri. Insieme a me condividono questa esperienza, Sergio e Filippo, compagni di viaggio con storie differenti.

E se Betlemme ha strade nettamente in salita anche questa esperienza parte proprio così, nella fatica di un cammino ripido ed in salita. L’ingresso in casa, accolto da un silenzio tagliente e qualche abbraccio che ti fa sentire inadatto e fuori posto, e i primi giorni  che trascorrono proprio così con questo senso di inadeguatezza, a volte accompagnato dal “disgusto”, consegnato a chi a sua volta si consegna a te con piena fiducia.

E ti senti anche tu dentro un presepe, in viaggio, verso una meta. E ne senti tutta la fatica. È in quegli sguardi accoglienti che qualcosa cambia di nuovo. L’Hogar, pur nella fatica di giorni vissuti intensamente, si tinge di colore e inizia ad essere gioco, coccole, carezze, braccia che cullano, aeroplanini per mangiare,canzoncine, baci della buonanotte e ninna nanne da improvvisare in una lingua inventata.

Ma alle ninna nanne non servono le parole, così come per i segni, così come per quel segno annunciato dall’ angelo, “troverete un bambino adagiato in una mangiatoia”. E l’Hogar è mangiatoria per questi bimbi, accolti da giovani donne che hanno consacrato a Dio tutta la loro vita, donne che avvolgono, nutrono e custodiscono la vita. Sono esse donne consacrate che danno tutto, danno loro stesse, donano il loro amore di madre, e sanno nutrire e custodire la vita. E comprendi finalmente in fondo il senso di una vita totalmente donata.

Ecco allora il segno: l’Amore che ancora oggi copre tutto anche il dolore, l’amore che si fa concretezza nella vita che si dona all’altro. L’altro che si fa vicino a te, con tenerezza di bimbo, che non fa più così paura, mentre risuonano chiare nella tua mente quelle parole che furono del Santo poverello di Assisi,“ ciò che prima mi parve amaro mi fu convertito in dolcezza di anima e corpo”- diceva così quando parlava dei lebbrosi che tanto gli facevano orrore.

Comprendi quale sia quella “ parte migliore da scegliere” e che non ti viene tolta: la vita che in ogni cosa si lascia abitare da Dio, dalla Sua presenza e dalla Sua parola. E così “ al veder la stella” anche noi torniamo a casa pieni di gioia, con sguardo ricalibrato, semplice e semplificato.

La gioia di chi riconosce quanto in Dio davvero sia tutto possibile, la gioia  di chi riconosce l’Amore e lo vede vincere … perché anche noi lì a Betlemme, lì nella “casa del pane”, abbiamo visto l’Amore vincere!


Maria Fedele

Martedì, 09 Ottobre 2018 18:32

Formazione unitaria 24 settembre 2018

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Settembre è per tutti tempo di ripartenza dopo la pausa estiva: ripartono l’anno pastorale, l’anno accademico delle università, l’anno scolastico e, con essi, anche i cammini delle associazioni laicali che animano la vita della Chiesa diocesana di Reggio-Bova. L’Azione Cattolica ha ripreso il proprio percorso unitario di formazione, rivolto agli educatori ed animatori di tutte le fasce di età (adulti, giovani, giovanissimi ed ACR) lunedì 24 settembre scorso, presso l’auditorium “Nicola Calipari” nel complesso del Consiglio Regionale di via Cardinale Portanova. L’incontro, incentrato sul tema associativo annuale “Di una cosa sola c’è bisogno”, tratto dal brano del Vangelo secondo Luca che narra della cena di Gesù a Betania in casa di Marta e Maria, ha avuto inizio con la preghiera presieduta da don Pasqualino Catanese, assistente unitario diocesano, culminata nella lettura di un brano tratto dal n. 262 dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, nel quale Papa Francesco mostra l’inscindibilità tra un forte impegno sociale e missionario e una spiritualità capace di trasformare il cuore, per cristiani che siano “evangelizzatori che pregano e lavorano”. Questo fondamentale equilibrio, ha aggiunto don Catanese, è già incarnato, da sempre, nella preghiera del Padre Nostro, che, dopo l’innalzamento mistico verso il Cielo, pone l’attenzione sul cammino da percorrere assieme ai fratelli. Sulla base della preghiera che Gesù stesso ha insegnato, ha concluso l’assistente, ciascuno è chiamato a ripensare il proprio modo di vivere, senza trascurare né il continuo affidamento filiale al Padre, né i bisogni del territorio e le necessità dei fratelli.

Il presidente diocesano Giandomenico Chirico ha quindi introdotto il nuovo anno associativo, partendo dal ringraziamento alle equipe del centro diocesano per i campi svoltisi nell’ultima estate 2018 ad Assisi, a Cucullaro ed in Salento, nonché ai nuovi membri delle equipe stesse per la disponibilità al servizio dimostrata all’associazione. Il mandato per il nuovo anno, ha affermato il presidente, deve consistere in un esercizio di discernimento che parta già dai consigli parrocchiali, per riproporre i medesimi valori dell'associazione in maniera aggiornata, coinvolgente e significativa per la vita delle persone, declinando attivamente il verbo caratterizzante dell'anno, generare, che significa, essenzialmente, dare la vita. Ripartire dall'essenziale, ha soggiunto, significa riscoprire il trinomio preghiera, azione, sacrificio, che da sempre contraddistingue lo spirito dell’AC. La preghiera e l'adorazione devono occuparne il tempo migliore e l'educatore, in particolare, deve pregare quotidianamente e comunitariamente. Per questo è sempre più indispensabile prendersi cura della vita spirituale degli educatori, senza far mai dimenticare loro che essere educatori è sacrificante, perché l'impegno alto cui si è chiamati rende sacro il tempo offerto, che va misurato non in base alla quantità di ore trascorsa nel servizio, ma nella quantità di cuore donato. Per questo motivo, il presidente ha esortato le associazioni parrocchiali a non scegliere mai un educatore partendo dalle necessità dei singoli gruppi, per riempire buchi, ma ascoltando le esigenze della persona chiamata, nella quale si vede una vocazione autentica al servizio educativo. Un impegno speciale e rinnovato deve essere riposto, poi, nella crescita di forti e sani gruppi Giovani e Adulti, che sono la migliore garanzia per i ragazzi dell’ACR, i Giovanissimi e l'associazione nel suo complesso. La terza parola del trinomio, azione, invita a non stare mai stare fermi, ad essere attivi, secondo l'insegnamento di Papa Francesco, da ultimo ripetuto alla Festa per i 150 dell’AC in piazza San Pietro il 30 aprile 2017. La vita dell’AC diocesana e delle associazioni parrocchiali nel nuovo anno associativo 2018-2019 deve, quindi, svilupparsi secondo due direttrici principali. La prima è data dalla comunione, che costituisce il principale obiettivo pastorale diocesano già dello scorso anno: l'AC non può non essere generatrice di comunione sin dalle parrocchie, seguendo un preciso ordine gerarchico e valoriale, per cui prima viene la Chiesa, poi l'AC, poi il singolo gruppo, che con tutta l'AC è a servizio della Chiesa. Allo stesso modo bisogna coinvolgere operosamente i parroci assistenti, che devono essere sempre presenti nei consigli. La seconda direttrice è costituita dalla popolarità, che significa oggi, con le parole del Presidente nazionale Matteo Truffelli, “generare orizzonti inclusivi e non confini limitati”: “guai a quell'associazione che decide chi sta dentro e chi sta fuori!” ha sottolineato il presidente diocesano, ricordando quali  siano i pericoli attuali che rischiano di compromettere la natura aperta e inclusiva dell’associazione, in particolare le “crociate mediatiche che poco hanno a che vedere con gli insegnamenti di Cristo, le urla e i post sui social media accattivanti che sovrastano la mitezza dell'annuncio”. Per questo, ha aggiunto, è necessario porre grande attenzione nell'uso dei social network, soprattutto da parte degli educatori. Bisogna credere davvero che la responsabilità che l’educatore e il socio di AC in genere si assume cambia il mondo, perché cambia la vita delle persone, a partire dalla propria. Ha quindi concluso augurando a tutta l’associazione diocesana di sentire, al tempo stesso, l'urgenza di agire di Marta e l'attrazione verso la Parola di Maria.

Sono stati allora introdotti i due ospiti della serata, i coniugi Daniele Fortuna e Annaelisa Infortuna, rispettivamente docente presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Reggio Calabria e pedagoga, che hanno tenuto la lectio sul Vangelo dell'anno. Annaelisa Infortuna ha presentato la figura di Marta, comparando i tre brani deli Vangeli in cui ella è citata (Lc 10,38-42; Gv 11; Gv 12,1-2) e rimarcando subito come il brano di Luca presenti Marta come padrona di casa, non il fratello Lazzaro: fu lei, infatti, che "accolse Gesù nella sua casa" e sono diversi i riferimenti nella Bibbia a donne padrone di casa che accolgono gli ospiti. Ciò mostra un’importanza del ruolo della donna nella società giudaica superiore a quanto comunemente si ritiene. L’accoglienza di Marta, rimarca Annaelisa, è grande e generosa, quasi sproporzionata, come fece Abramo con i tre sconosciuti alle querce di Mamre. Al tempo stesso, la donna è capace di pronunciare verso Gesù parole quasi irruente: invece di rivolgersi alla sorella, che intende rimproverare, si rivolge a Cristo, autorità superiore, come per intimargli cosa fare, come già avevano fatto con Lui la donna straniera in Fenicia e Maria sua madre alle nozze di Cana: è il segno di un bisogno espresso verso Gesù, in modo anche duro, diretto. Le parole di Cristo che seguono nel brano, però, fanno capire che non si può agire e pensare come se tutto dipendesse da noi, dalle nostre forze e dalla nostra volontà. Tuttavia, nel Vangelo secondo Giovanni, precisamente al capitolo 11, dove si parla della risurrezione di Lazzaro, Marta non solo va incontro a Gesù appena Egli arriva, ma sostiene con Lui un discorso sulla resurrezione di taglio davvero teologico, per poi esprimere la stessa professione di fede che già aveva pronunciato Pietro in Galilea. Nel brano tratto dal capitolo successivo di Giovanni, quando sente bisogno di casa Gesù torna a Betania prima della Pasqua ed a servirlo c’è sempre lei, Marta. Annaelisa ha riassunto, quindi, la figura di Marta, donna accogliente e dalla fede profonda, solo apparentemente assorbita dalle cose di questo mondo, con una suggestiva immagine: “le mura della casa sono flessibili: esse si allargano e si stringono quanto si allarga e si stringe il cuore della donna padrona di casa". Daniele Fortuna ha quindi analizzato la figura della sorella Maria, che non serve, ma semplicemente sta seduta ad ascoltare Gesù. I suoi verbi sono, quindi, sedere, ascoltare, scegliere. Sedersi ai piedi di Gesù è l'atteggiamento tipico del discepolo, nota Daniele Fortuna, ma normalmente i rabbi avevano solo discepoli, non discepole: la vicinanza di Maria al Maestro denota, allora, una scelta molto coraggiosa e innovativa di Gesù. Diversamente dagli altri discepoli, Maria non viene scelta, ma è lei stessa a scegliere il Maestro. Il centro della vita del discepolo e di tutta la fede di Israele è l'ascolto: Maria sembra passiva, ma la sua passività è la più grande azione della storia, perché quando si ascolta Dio, Lui trasforma la vita. Per questo Gesù dice che lei si è scelta "la parte migliore": si tratta, in realtà, di un termine tecnico, che indica nella Bibbia la parte dei Leviti, che non ricevettero un territorio, diversamente dalle altre tribù, ma fu donato loro il servizio al Tempio, al Signore. La lettura di questo brano, ha osservato, mostra la necessità e la ricchezza della lettura biblica da parte di teologhe donne, di cui si si è accorti solo in anni recenti, così come dell’importanza della donna in tutta la vita della Chiesa e in tutta la sua storia. In conclusione, l’unità dell'amore di Dio si raggiunge nell’unione nei due ministeri dell'ascolto della Parola e del servizio, cosicchè compito del cristiano non è altro che mettere insieme l'amore di Dio e l'amore del prossimo nell'unica obbedienza al Suo comandamento.

 

Giorgio Cotroneo

 

Mercoledì, 03 Ottobre 2018 09:59

don Nino Ventura nuovo assistente MSAC

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Accogliamo con gioia don Antonino Ventura come nuovo Assistente diocesano del Movimento Studenti di Azione Cattolica. Grati per la sua nomina, gli auguriamo di poter scrivere con l’associazione tutta e, in particolare, con gli studenti di AC, tante e significative pagine di impegno pastorale e missionario.
A don Nino Iannò, che ha camminato con noi in questi anni, va il nostro grazie di cuore per l’amicizia, la cura, l’impegno e l’incoraggiamento che ha sempre donato ai nostri msacchini!
Domenica, 23 Settembre 2018 22:03

Auguri don Tonino!

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È con tanto affetto che rivolgiamo a don Tonino Sgro, assistente diocesano del settore Giovani, i nostri più cari auguri per la sua nuova missione pastorale presso la parrocchia di S. Domenico in Reggio Calabria. Che il Signore continui a guidare i suoi passi affinchè come il Buon Pastore si prenda cura della gente a lui affidata, cerchi chi è lontano, ami tutti dello stesso Amore con cui ama il Padre!

L’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria Bova si stringe attorno alla Presidenza diocesana della diocesi di Cosenza Bisignano ed alla delegazione Regionale per l’improvvisa scomparsa del caro Nicola Carlucci, delegato regionale per il Settore Adulti.

 

Pur nel momento di dolore, restiamo ancorati alla speranza di un Dio che non abbandona e non delude. Sappiamo che Nicola è già tra le braccia del Padre datore ed amante della vita.

Di Nicola restano la gioia e la dedizione alla Chiesa attraverso l’AC. Resta la testimonianza di un laico dalla grande passione per il servizio; un servizio che ha sempre svolto nella semplicità, nella schiettezza e nella competenza.

Mai ha fatto mancare un sincero sorriso ed un’affettuosa vicinanza ai Vice Presidenti Adulti della nostra regione.

Ci siamo incontrati poche settimane fa in occasione del Consiglio Regionale ed anche in quella circostanza Nicola ci ha sollecitati a pensare, programmare, scommettere sul mondo degli adulti e pensare strade nuove per portare la Buona Notizia del Vangelo ad ogni uomo e donna di questa nostra terra ricca di umanità ma anche di tante contraddizioni, tanto da accarezzare l’idea di un incontro adulti nella tendopoli di San Ferdinando.

 Siamo grati al Signore per averci concesso di fare un tratto di strada con Nicola e assicuriamo il ricordo e le preghiere.

 

 

Domenica, 27 Maggio 2018 21:24

L'Ac di Reggio-Bova in ricordo di Mario Agnes

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Mario Agnes è nato a Serino il 6 dicembre 1931.
Si è laureato in lettere all'Università degli Studi di Napoli Federico II.
Docente di Storia del cristianesimo presso le Università di Cassino e "La Sapienza" di Roma.
Presidente diocesano dell'Azione Cattolica di Avellino, Delegato regionale della Campania e Vicepresidente nazionale per il settore adulti per un triennio.
Dal 1973 al 1980 presidente nazionale dell'Azione Cattolica, succedendo a Vittorio Bachelet.
Nel 1976 papa Paolo VI lo chiama a presiedere la Nuova Editoriale Italiana, editrice del quotidiano cattolico Avvenire.
Il 1º settembre 1984 Papa Giovanni Paolo II lo nomina direttore dell'Osservatore Romano, che dirige fino al 27 ottobre 2007.
E’ morto nella sua abitazione nella Città del Vaticano il 9 maggio 2018.

“Era un uomo del Meridione, della verde Irpinia, e portava con sé, tutto intero, l’orgoglio delle origini: della terra e, soprattutto, della famiglia, la sua più grande scuola di vita. La verità, la fedeltà, l’amicizia, il rispetto …”

Mario Agnes ha segnato la sua Azione Cattolica con un cristianesimo di popolo, militante.
«L’Azione cattolica - diceva - ritiene così di manifestare la sua identità che è quella di essere un segno e uno strumento per la partecipazione del popolo di Dio alla missione pastorale della Chiesa di concorrere alla edificazione della comunità cristiana rendendosi presente a tutti i problemi della vita, anche a quelli sociali e alle loro implicazioni politiche, con la singolarità e la originalità di un contributo squisitamente evangelico».
Il 2 febbraio del 1976 riceve la Lettera del Consiglio Permanente della C.E.I.
La lettera sottolinea e sostiene alcuni dei temi associativi più rilevanti: la collaborazione con i Vescovi, l’edificazione della comunità cristiana, la scelta religiosa, la democraticità, l’unitarietà.  
La scelta religiosa che si configura nella concretezza della «scelta pastorale, come assunzione ordinata, cioè, dei compiti primari della Chiesa: l'evangelizzazione, la celebrazione liturgica, la testimonianza di vita nuova, il servizio della carità».
Con la presidenza di Mario Agnes l'AC si interroga sulle nuove strutture e sulla capacità di incidere nella chiesa locale e nel territorio, sul ruolo ministeriale dell'apostolato laicale.
Benedetto XVI il 20 agosto 2007, nel ringraziarlo per il servizio reso all’Osservatore Romano, scrive che il «coerente impegno cristiano, l'amore alla Chiesa e l'esemplare fedeltà al Magistero» sono caratteristiche che hanno sempre accompagnato la Sua testimonianza di credente.

Il prof. Mario Agnes aveva coltivato numerose amicizie associative con sacerdoti e laici della nostra diocesi, tra gli altri don Lillo Spinelli e Roberto Petrolino.
Ha partecipato a due nostre Assemblee diocesane: il 7 ottobre 1976 con tema “L’A.C. nella Chiesa e nella società oggi” e il 1 maggio 1980 con “A.C. e Concilio: attualità di una proposta associativa”.

L’Osservatore romano e Avvenire gli hanno dedicato alcuni contributi a firma di Angelo Scelzo, Umberto Folena, Fabio Zavattaro.  Mons. Vincenzo Paglia ha tenuto l’omelia alle esequie.


Domenica, 27 Maggio 2018 21:09

Futuro Presente: siamo fiume e sorgente!

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“Futuro Presente: siamo fiume e sorgente!”: così canta l’inno ufficiale del centocinquantesimo anniversario dell’Azione Cattolica Italiana, che il 30 aprile dello scorso anno ha accompagnato centinaia di migliaia di tesserati nel grande abbraccio con Papa Francesco in Piazza San Pietro.

A poco più di un anno dall’apertura dei festeggiamenti per l’importante traguardo della maggiore e più antica associazione laicale cattolica d’Italia, sull’onda di queste stesse note millecinquecento persone, ragazzi, giovani, adulti e adultissimi, soci di tutte le parrocchie aderenti all’Azione Cattolica nell’arcidiocesi di Reggio-Bova, si sono riversate in piazza Duomo per celebrare insieme la festa di compleanno dell’associazione, proprio come un fiume in piena che, lottando contro il corso apparente delle cose, non si confonde nel mare della storia fino a perdersi, ma ritorna alla sorgente originaria, che è Cristo Gesù e la sua Chiesa.

Nel corso della grande festa unitaria diocesana, iniziata con la preghiera presieduta dall’arcivescovo padre Giuseppe e conclusasi col concerto del noto gruppo folk reggino dei Mattanza, è stata ripercorsa la vita dell’AC, iniziata nel 1867 a Bologna con l’intuizione di Mario Fani e Giovanni Acquaderni, rievocandone poi le altre figure fondamentali, come Armida Barelli, Piergiorgio Frassati e Vittorio Bachelet.

La lunga storia associativa è stata sintetizzata nella mostra allestita ai piedi della piazza, dove, accanto alle principali tappe della storia dell’associazione nazionale, sono state ricostruite anche quelle dell’associazione diocesana, ricordando testimoni come Maria Mariotti, don Lillo Spinelli e Franca Sesti, mostrandone l’evoluzione al passo del rinnovamento ecclesiale, nonchè il ruolo nelle ore più drammatiche del paese e della città di Reggio, come la Seconda Guerra Mondiale e i moti del 1970.

Dopo il saluto del presidente diocesano Giandomenico Chirico, il vescovo padre Giuseppe, a commento del brano dell’Ascensione tratto dagli Atti degli Apostoli, scelto per la preghiera corale inziale, ha esortato i soci di AC a “radicarsi nel presente, guardarsi attorno e tenere sempre fisso lo sguardo in lui per curare il presente”, per “andare a preparare il ritorno di colui che è partito, ma tornerà”, ricordando che la storia che ciascuno di noi professa è storia di fede e quindi storia della Chiesa: “la storia che vogliamo continuare a costruire noi credenti parte da quello sguardo verso l’alto che non vogliamo mai smarrire o perdere”. Tornando più volte sull’immagine evangelica della spiga e del seme di grano, il presule ha posto quindi l’attenzione sul futuro, che si presenta al cristiano come “l’avventura di tanti altri chicchi di grano, che produrranno tante altre spighe, che a loro volta riprenderanno la storia di quell’unico chicco di grano” dal quale è nata la prima spiga “… e così all’infinito, sino a quando durerà il mondo”. Il socio di AC, ha concluso infine il vescovo, deve donarsi proprio come il chicco di grano, per generare sempre comunione e mai solitudine, la stessa comunione che “genera la vita nella Chiesa”.

Il vescovo, assieme ai membri della presidenza diocesana, ha quindi spento le candeline della grande torta preparata per l’occasione e nel prosieguo della serata si è giocato con i personaggi simbolici della storia associativa, impersonati da attuali soci dell’AC reggina, usciti da un’ideale macchina del tempo posta ai piedi del palco, e con gli inni vecchi e nuovi, cantati da rappresentati di tutte le fasce di età, dallo storico “Bianco Padre” all’ultimo “Pronti a scattare”, che caratterizza l’anno attuale dell’ACR, passando per “C’è di +”, che ha riportato i giovani e i giovanissimi all’indimenticabile incontro con papa Benedetto XVI del 2010.

Durante il concerto dei Mattanza, il chitarrista del gruppo Mario Lo Cascio, socio di AC nella parrocchia di Bagnara, ha ripercorso con una breve intervista la sua personale storia associativa, iniziata da bambino in ACR e tuttora vissuta in simbiosi con la musica del suo gruppo, che riesce a coniugare le radici della musica popolare calabrese con sonorità etniche e contemporanee. I partecipanti alla festa, infine, hanno cenato con i rustici preparati dalle pizzerie reggine aderenti a “Reggio Libera Reggio”, segno tangibile della vicinanza dell’Azione Cattolica a chi in città lotta contro l’imposizione del pizzo ed il racket delle estorsioni. Al termine di una giornata lunga ed intensa, ma ricca di memoria grata e gioia condivisa, con le parole di padre Giuseppe si è potuto davvero lasciare un auspicio all’AC, che è al tempo stesso speranza e certezza: “Auguri AC. Per altri 150 anni ed oltre!”.

 

Giorgio Cotroneo

Domenica, 06 Maggio 2018 14:55

150 AC - Le foto della festa!

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Domenica, 22 Aprile 2018 15:03

Weekend di spiritualità 2018

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“Gesù Cristo è il caso serio della vita: l’incontro con Lui cambia la vita. Per questo, il servizio educativo deve consistere, innanzitutto, nell’accompagnare le persone a fare esperienza personale del Signore”. Queste parole dell’Arcivescovo mons. Giuseppe Fiorini Morosini hanno introdotto e accompagnato il weekend di spiritualità vissuto dai membri del Centro Diocesano dell’Azione Cattolica reggina-bovese, tenutosi presso la Casa Buon Pastore di Gambarie tra sabato 10 e domenica 11 marzo.

I membri delle equipe diocesane dei settori giovani e adulti di AC e dell’ACR hanno vissuto due giorni intensi di riflessione e preghiera, guidati dal vescovo e dall’assistente unitario don Pasqualino Catanese, cui si sono affiancati gli assistenti diocesani del settore giovani e dell’ACR, don Tonino Sgrò e don Francesco Marrapodi.

Nella prima delle tre meditazioni svolte, padre Giuseppe si è soffermato sull’incontro fra Gesù e la samaritana al pozzo di Sicar, descritto nel capitolo quarto del Vangelo secondo Giovanni. Le parole del Figlio di Dio, ha spiegato il vescovo, vincono, pian piano, la ritrosia della samaritana ad interrogarsi sulla propria esistenza, la inducono ad oltrepassare la dimensione della materialità e ad aprirsi, finalmente, alla ricerca dell’acqua che disseta per sempre.

Così deve essere l’azione dei gruppi ecclesiali: il contenuto di fede non può mai essere ridotto e deve essere annunciato in modo chiaro e nella sua interezza, ma la persona va accompagnata alla comprensione della fede gradualmente, venendo letteralmente “presa per mano”.

“Cristo ci salva accompagnandosi a noi” ha poi soggiunto padre Giuseppe, aprendo la meditazione del sabato pomeriggio: come Lui fece con i discepoli di Emmaus, lenti a capire il mistero della sua morte e risurrezione, allo stesso modo l’annuncio cristiano si concretizza camminando sulle strade degli uomini e abitando le loro città, le loro angosce e i loro dolori, fornendone, però, una lettura diversa da quella data dal mondo.

Il pensiero del pastore si è soffermato, in particolare, sulle inedite sfide etiche in tema di vita e famiglia, che sovvertono non solo la visione cristiana dell’uomo, ma la stessa antropologica classica. Ha poi espresso la sua preoccupazione anche per le problematiche legate al contrasto alla criminalità organizzata che attanaglia il nostro territorio: tale lotta doverosa deve condursi sì con fermezza, ma anche salvaguardando i dipendenti delle imprese colpite da sequestri, confische o interdittive antimafia, che non possono scontare, col sacrificio del proprio posto di lavoro, le responsabilità di chi delinque.

Da ultimo, nella terza meditazione svolta domenica mattina, il presule ha posto l’accento sulla kènosis, ovvero sullo svuotamento di Cristo, a commento del capitolo secondo di San Paolo ai Filippesi. Il sacrificio di Cristo, servo obbediente del padre, ha affermato, deve mettere in guardia dalla tentazione di una fede solo miracolistica o solo contemplativa e intellettuale, che non si nutra di una vita spesa in coerenza col Vangelo, manifestazione di un cristianesimo capace di “destare scandalo” nelle vite comode di molti.

In conclusione, il presidente diocesano Nico Chirico ha ringraziato il vescovo per il tempo prezioso speso assieme all’associazione, segno tangibile della sua vicinanza alle realtà ecclesiali che collaborano alla vita della Chiesa nell’Arcidiocesi.

 

Giorgio Cotroneo

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